Un uomo con una rosa

Una foto, osservata in classe, diventa uno spunto per scrivere un testo, perfetto per la nostra rubrica “In punta di penna”

Era sull’autobus. Il suo autobus, come ama chiamarlo; o, se preferisci, il 686, che va dalla Casa della Conoscenza di Casalecchio alla Badia. Ma per il vecchietto con la rosa rossa era il suo autobus, quello che lo aveva accompagnato alle elementari il suo primo giorno di scuola, quello che lo aveva rilassato con i suoi morbidi sedili il giorno dell’esame di terza media, quello che lo aveva riaccompagnato a casa dopo  un anno di studi all’estero, quello che aveva capito prima di lui perché  era arrossito così tanto quando si era alzato per far sedere una bella signorina, quello che aveva asciugato le sue calde e aspre lacrime che cadevano sul sedile quando lei è dovuta andare in Brasile, quello che ora stava accompagnando il bambino ormai vecchietto con la rosa in mano dalla sua Lady. 

Guardava fuori con un’aria dubbiosa, eccitata e ansiosa, ma le sue rughe lo facevano sembrare triste agli occhi delle persone in autobus con lui. Finalmente si erano sciolte un po’, dopo anni di dura corteccia che lo avevano protetto, ma anche rinchiuso in se stesso: si sentiva come se il tempo avesse ripreso a scorrere, dopo essersi fermato quando lei se n’era andata, come se si fosse risvegliato da un lunghissimo sonno. In una busta aveva una rosa, rossa, con le foglie lucenti, che risaltava sul suo maglioncino azzurro cielo. 

Guardava fuori dal finestrino senza guardare, si era incantato, come direbbero molti, ma era l’esatto contrario: lasciava gli occhi fermi mentre la sua mente sfarfallava, cercando di afferrare gli intricati pensieri che volteggiavano nella sua testa, senza curarsi del resto. Aveva addosso un maglioncino blu mare e dei pantaloni neri, abbinati alle scarpe lustre.

Irene Falcone

A.S. 2019-20, classe 2A

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