La guerra cambia le città e gli uomini

Qui descrivo l’avvenimento raccontatomi da mio nonno che abita a Verona.

Nessuno dei miei nonni e/o parenti ha mai assistito ad accadimenti come alluvioni o piene di fiumi o eventi meteorologici così gravi da far cambiare il paesaggio. Così ho pensato di farmi raccontare comunque una esperienza che ha portato un cambiamento dei luoghi dove vivevano e delle loro abitudini di vita.
Il nonno che ho intervistato si chiama Bruno e vive ed è sempre vissuto a Verona, città dove sono nata anche io e dove ho vissuto fino al 2015.
Mio nonno è nato nel 1932 e i suoi ricordi più brutti, che lo hanno portato a vedere dei grossissimi cambiamenti sia dei luoghi che delle abitudini, sono legati alla Seconda Guerra  Mondiale, nella fase finale della stessa quando arrivarono gli Americani.
Mi ha detto di ricordare perfettamente che quando arrivavano gli aerei per bombardare la città, suonava un forte allarme sia che succedesse di giorno che di notte,  e tutti correvano via dalle loro case, se abitavano in città si rifugiavano nei rifugi sotterranei, se abitavano in periferia e campagna (come il mio nonno) andavano a nascondersi nei campi in mezzo all’erba alta. Il suo ricordo è che steso a terra tra l’erba dei campi vedeva gli aerei che sfrecciavano nel cielo diretti verso la città per bombardarla.

A Verona ci sono due stazioni ferroviarie: Porta Vescovo e Porta Nuova, rispettivamente la più piccola (che venne bombardata per prima e di meno) e la seconda quella principale di Verona ancora oggi (che invece fu bombardata molto pesantemente). Questo lasciò molte macerie e la stazione venne pertanto ricostruita dopo la fine della Guerra, ci vollero molti anni. La ricostruzione fece in modo che cambiasse anche il paesaggio, perché venne fatta molto più grande della precedente.
Anche le Officine Ferroviarie della stazione di Verona vennero distrutte di modo da colpire anche i luoghi dove le costruivano. Anch’esse vennero poi ricostruite cambiando così il paesaggio.


Mi ha raccontato che una volta, essendo lui bambino e molto curioso, non scappò nei campi quando suonarono le sirene e potè vedere “dal vivo” una battaglia aerea tra la flotta tedesca e quella americana, proprio sopra casa sua e questo lo portò a rischiare molto.
Una cosa che mi ha colpito molto è che mi ha raccontato che suo fratello maggiore Severino, arruolato nell’esercito italiano che stava combattendo, venne catturato dai tedeschi e finì’ prigioniero nel campo di concentramento in Germania  chiamato Auschwitz dove vi rimase per molto tempo. Fu liberato dopo la fine della Guerra e riuscì a tornare a casa un pomeriggio (così mio nonno se lo ricorda) con chiaramente delle conseguenze fisiche e psicologiche molto gravi. Riuscì poi però a riprendere la sua vita più o meno normalmente e morì da anziano qualche anno prima della mia nascita.
Mio nonno mi ha raccontato che tutti questi avvenimenti hanno cambiato profondamente la città ed anche la provincia.

Dopo la fine della Guerra ci fu una grande ricostruzione di tutti gli edifici sia mettendo a posto quelli vecchi che costruendone di nuovi. Il paesaggio cambiò anche però costruirono anche tantissime nuove strade, linee ferroviarie, edifici pubblici e privati, Chiese e scuole, ecc. Queste nuove costruzioni contribuirono a fare in modo che si consumassero tante zone verdi che vennero sacrificate per far rinascere la città.

Racconto un aneddoto vissuto veramente da mio nonno: durante la fase finale della Guerra, da casa sua passò una coppia sposata di tedeschi che stava cercando di fuggire dall’Italia e cercavano riparo per non essere arrestati o uccisi. La famiglia di mio nonno, nonostante il momento di tensione, decise di accoglierli in casa e dargli rifugio, da mangiare e da riposare. Dopo due giorni i due ripresero la loro marcia per tornare in Germania e come ringraziamento per la loro ospitalità nonostante tutto, gli regalarono un loro orologio e i gioielli che portava la donna perché non avevano soldi con loro.
Questo mi è piaciuto molto e mi ha fatto capire che le decisioni brutte o violente che vengono prese dai governi non rispecchiano in gran parte dei casi quello che la popolazione semplice come noi pensa e che quindi, forse, dobbiamo avere fiducia e speranza nel nostro prossimo.

Ester Quattrina, classe 1D

A.S. 2019-20

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