Corrente ascensionale

Una foto, osservata in classe, diventa uno spunto per scrivere un testo, perfetto per la nostra rubrica “In punta di penna”

Una foto, osservata in classe, diventa uno spunto per scrivere un testo, perfetto per la nostra rubrica “In punta di penna”

Vivien Maier, ragazzo con guanti da baseball

“Ragazzo di periferia” pensai appena notai un giovane che aspettava il verde, proprio come me, accanto al semaforo di Via Roosevelt. Una cortina d’aria ricca di sfida si distese sul suo viso e io, come un uccello che sfrutta la corrente per distendere le ali, ricambiai lo sguardo curiosa. Ero attratta dal movimento brusco delle sue mani che afferravano il petto magro, segno di una chiusura interiore. Non aveva cattive intenzioni, eppure i suoi occhi, lottatori spavaldi, erano mutati in seducenti fessure e le labbra in carnose curve aperte. No, mi dissi, non era solo un “ragazzo di periferia”. C’era una scintilla di accuratezza nell’aspetto, ma all’interno si trovava un tumultuoso adolescente che non aspettava altro di usare il suo guantone da Baseball e prendere in giro qualche secchione a scuola. Gli altri bulletti probabilmente gli avevano dato il soprannome di “Supremo”, forse quello era il motivo per cui ora mostrava superiorità, quasi a voler gridare a tutti i passanti che era un pezzo grosso. Immagino che fosse il suo sogno più grande esserlo veramente. Dentro il suo sterno si poteva udire il Super-io scalpitare nervoso e l’Es pulsare come un dannato. L’Io completamente indeciso e sovrastato dagli altri due strati di coscienza. Ma un bulletto americano qualsiasi non mi avrebbe guardata dritto negli occhi lasciandosi guardare a sua volta. Nel suo sguardo non c’era solo arroganza seguita da un sorrisetto schernitore, c’era anche un pizzico di paura e umanità. Era la consapevolezza che prima o poi tutto gli si sarebbe potuto ritorcere contro. Scavai più a fondo, non poteva essere solo senso di colpa, c’era dell’altro. Paura di diventare una nullità non appena la bocciatura avrebbe fatto capolino, paura di non essere più acclamato e circondato da persone veramente forti come lui e di sedere in panchina come un fallito. Questa prospettiva lo terrorizzava, ma non fino al punto di cambiare atteggiamento, l’orgoglio gorgogliava ancora come acqua bollente. 

Il semaforo divenne verde, come una sentinella di guardia che consente all’estraneo di avanzare oltre il confine. Distolsi lo sguardo, svuotata, mentre il ragazzo attraversava la strada come se non fosse successo niente.

Eleonora Cumoli 2A

(da foto di Vivien Maier, ragazzo con guanti da baseball) 

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