ALLUVIONE DI FIRENZE, 4-5 NOVEMBRE 1966

Alluvione di Firenze

Nella notte tra il 3 e il 4 novembre del 1966, cinquant’anni fa, Firenze fu colpita da un grave alluvione, causato dallo straripamento dell’Arno in seguito a una lunga serie di piogge nei giorni precedenti. Molti quartieri della città, compreso il centro storico, furono allagati, con l’acqua che superò in alcune zone i cinque metri. L’alluvione interessò, oltre a Firenze, buona parte della Toscana, e causò in tutto 35 morti. È opinione comune che i morti nell’alluvione del 1966 avrebbero potuto essere molti di più se fosse successo un altro giorno: il 4 novembre era infatti la Festa delle forze armate e dell’unità nazionale, che fino al 1976 era un giorno festivo e la maggior parte delle persone era a casa, invece che al lavoro o per strada. 

Le piogge, come detto sopra, erano state molto abbondanti in Toscana nei giorni precedenti. A partire dalla mezzanotte del 3 novembre, a Firenze, le cose iniziarono a peggiorare molto in fretta: cominciarono ad allagarsi cantine e garage, pezzi di strade – tra cui l’Autostrada del Sole – ci furono frane e diverse zone rimasero isolate nella valle del Casentino, in provincia di Arezzo. Polizia, ingegneri e autorità non sapevano bene cosa fare, e il buio complicò le valutazioni: alla fine fu deciso di non suonare le campane per dare l’allarme, per non causare panico tra gli abitanti. La prima zona della città allagata fu il Parco delle Cascine, sulla riva destra dell’Arno e subito a nord ovest del centro storico: morirono decine di cavalli di un ippodromo e alcuni animali dello zoo. Tra le due e le quattro di notte, molte linee fognarie esplosero per la troppa pressione, e l’Arno, dopo essere straripato nelle frazioni a est di Firenze, cominciò a inondare il centro storico, prima nelle vie intorno alla chiesa di Santa Croce, e poi dall’altra parte del fiume, in tutto l’Oltrarno. A Scandicci, comune a sud di Firenze, e a Lastra a Signa, a ovest, le strade si allagarono per l’esondazione dell’Arno e di altri torrenti.

Mia nonna abitava nel centro storico di Firenze e ha vissuto l’alluvione in prima persona. Aveva circa 20 anni. Svegliarsi improvvisamente in una Firenze completamente allagata fu terribile. In mezzo alla notte iniziarono a sentire le grida della gente che annunciava l’allarme e, colti all’improvviso, si alzarono e poterono vedere direttamente il disastro che l’acqua e il fango stavano facendo alla loro città. Senza luce e senza acqua potabile vissero giorni terribili. Oltre alle vittime, l’alluvione si portò via oggetti, macchine, sradicò alberi e distrusse bar, ristoranti, abitazioni provocando danni ingentissimi.

Per non parlare poi delle opere d’arte fiorentine completamente distrutte o rovinate dalla fanghiglia. Dipinti, sculture, monumenti, manoscritti distrutti o profondamente rovinati. Alcune opere non furono più ritrovate. A sostegno di ciò si creò un gruppo chiamato “Angeli del fango”  formato da migliaia di giovani volontari, di cui alcuni stranieri già abitanti nella città toscana ed altri giunti subito dopo,  che si mise all’opera per aiutare le popolazioni colpite e per recuperare, salvandoli dal fango, le opere d’arte, i dipinti, le statue, i libri antichi, i manufatti, patrimoni dell’umanità, che altrimenti sarebbero andati perduti. 

Anche lo stabilimento del mio bisnonno che si trovava nella zona di Scandicci fu molto danneggiato. Per raggiungerlo, il mio bisnonno si procurò un piccolo gommone. Per entrare nello stabilimento dovette passare da una finestra del primo piano. Quando riuscì ad entrare trovò macchinari immersi nel fango e documenti che galleggiavano ovunque. Per risanare i macchinari ci vollero molti mesi e molte ore di lavoro con conseguenti perdite economiche molto alte.

Allegra Ventura

Classe 1D, A.S. 2019-20

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