Coronavirus, globalizzazione e quarantena

I Coronavirus, chiamati così per le loro punte a forma di corona, sono numerosi gruppi di virus che possono trasmettere svariate malattie, dal raffreddore a sindromi respiratorie gravi.

In questi giorni stiamo affrontando la diffusione del Covid-19 che ha avuto inizio in Cina, si suppone qualche mese fa, da un innocente pipistrello che, entrando a contatto con altri animali, ha trasmesso il virus. C’è stato quello che i tecnici chiamano “Spillover” cioè un salto di specie: il virus è passato dall’animale all’uomo.

Quando si affronta un’epidemia bisogna, oltre gli aspetti medici, considerare anche la matematica, cioè gli scienziati con dei modelli statistici riescono a capire la gravità della malattia valutando la velocità del contagio. Infatti quello che rende molto pericoloso questo virus, oltre alla novità e quindi all’assenza di anticorpi nell’uomo, è il suo fattore R0 (erre con zero) ossia le persone che in media ogni individuo contagia. Infatti il Covid-19 ha un R0 di 2,5: ogni persona infetta ne contagia più di due. Se fosse minore di 1 il virus si arresterebbe autonomamente.

Lo scrittore Paolo Giordano, nell’articolo  del 25 febbraio 2020 pubblicato dal l Corriere della Sera, ha spiegato queste connessioni tra scienza e matematica.

Nel corso di una discussione che abbiamo svolto in una classe virtuale, assieme alla Prof.ssa Spatafora e al Prof. Giglio, abbiamo  individuato  anche un collegamento con la storia. I Professori ci hanno illustrato le riflessioni che  lo scrittore Italo Calvino fa sul boom economico, in un articolo intitolato “La belle époque inattesa”, pubblicato, nel 1961, dalla rivista Tempi moderni. 

Noi oggi ci consideriamo invulnerabili, pretendiamo sempre di migliorare il nostro stile di vita, come le persone che vivevano negli anni ‘60. Ciò ci porta a non rispettare i bisogni degli altri, l’ambiente che ci circonda e anche le regole che adesso stanno stravolgendo la nostra quotidianità.

L’epidemia scatenata dal virus Covid-19 ha obbligato le autorità a imporre delle regole che stanno stravolgendo la nostra vita quotidiana. E’ difficile per noi accettare di non uscire di casa, di non vedere i nostri amici, di non viaggiare, di non fare cioè quello che davamo per scontato., Per combattere la diffusione del contagio siamo stati costretti a cambiare le nostre abitudini.

Paolo Giordano, spiega il significato del modello matematico chiamato SIR., Secondo la matematica “grossolana” di questo modello, ciascuno di noi può essere collocato in una di queste categorie:

  • i suscettibili (S), le persone con un’alta possibilità di essere contagiate
  • gli infetti (I), gli individui che sono già stati contagiati
  • i recovered (R), quelli che sono guariti dal virus e che non lo trasmettono più.

Noi uomini tendiamo a voler espanderci, muoverci, conoscere nuove terre, e diamo alle nostre relazioni, come quelle economiche, un carattere mondiale. Questo fenomeno, detto globalizzazione, ha favorito il rapido diffondersi dell’epidemia in tutto il pianeta, facendola diventare così una pandemia.

Il carattere globale delle relazioni, favorito dagli spostamenti veloci garantiti dagli aerei, che permettono di collegare velocemente le grandi “regioni” economiche e relazionali nelle quali si divide il Pianeta, ha obbligato il governo italiano a prendere numerose misure di restrizione, in modo da poter contenere  e rallentare la diffusione del virus. Tutti noi siamo obbligati a rimanere in casa e a non avere contatti con altri, eccetto i componenti della propria famiglia; possono circolare solamente le persone che svolgono lavori cosiddetti essenziali, ad esempio i medici, i titolari ed i dipendenti dei negozi di alimentari e di supermercati, gli elettricisti. Sono chiuse molte fabbriche, i ristoranti, i bar, le ferramenta, molti uffici postali e bancari, ecc.

Alcune persone non riescono a resistere alla tentazione di uscire, di incontrare gli amici, di fare sport all’aperto. Così facendo, però, costringono le autorità a eseguire controlli sempre più frequenti e a rendere ancora più dure le misure volte a garantire il rispetto del distanziamento sociale, con il ricorso a denunce penali e ammende molto elevate.

Da molti giorni non posso andare a scuola. All’inizio mi sembrava facile e divertente, ma con il passare del tempo  mi sono accorta che stare a casa è “stancante” e alcune volte può risultare noioso. Le videolezioni a volte non sono tanto chiare perché tutte le spiegazioni dei professori vengono interrotte da qualcosa: problemi di fotocamera, di microfono, interruzioni di connessione, ecc.

In queste settimane mio nonno mi sta raccontando molto dei momenti vissuti durante la seconda guerra mondiale, dicendomi che, anche in quel periodo, esisteva il “coprifuoco”, cioè il fatto che c la gente non poteva uscire,  e doveva rispettare delle restrizioni come quelle che noi oggi associamo alla  “quarantena”. Il “nemico” però , durante la guerra, era visibile e le persone potevano ricevere la visita dei loro amici.  invece oggi, il “nemico” è invisibile. E’ un virus che ci obbliga a stare chiusi nelle nostre case, senza poter ricevere nessuna visita. 

Le notizie ci raccontano che oltre la paura, che è aumentata, oltre le morti, i contagi, i problemi economici, c’è anche un altro aspetto: l’inquinamento sta diminuendo, le persone sembra abbiano riscoperto uno stile di vita semplice e lento. 

L’uomo con tutta la sua conoscenza non riesce a fermare un semplice virus.

La mia speranza è che tutto questo finisca presto e che insegni a tutti il rispetto per il prossimo e per l’ambiente. 

Non siamo i padroni del mondo!

Lucia Pianigiani, 3F

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