Droga, alcool e fumo

CORIANO, RIMINI. Visita in una comunità di ex-tossicodipendenti

LAMBERTO E DANIELE, DUE UOMINI CON STORIE DIVERSE RACCONTANO IL LORO PERCORSO

La classe 3^E di Monte San Pietro è venuta a far visita a San Patrignano. Un centro che attualmente ospita circa 1300 persone, tossicodipendenti, che cercano una possibilità di riscatto. Il nostro centro si trova sul colle di Coriano, vicino Rimini. La nostra Comunità venne fondata da Vincenzo Muccioli nel 1978 il quale dedicò la struttura a suo figlio, anch’esso caduto nel tunnel della droga. In quel periodo l’eroina incominciava a dilagare in modo sempre più massiccio per le strade italiane.

Gli alunni insieme ai loro professori e genitori hanno trascorso la giornata con Lamberto e Daniele nel nostro centro. Le due guide hanno subito posto ai ragazzi una regola fondamentale: niente telefoni! I ragazzi che si trovano qui non possono, infatti, avere contatti con il mondo esterno e con i parenti durante il primo anno di permanenza.

Per prima cosa i nostri “ciceroni” hanno spiegato che tutte le persone che entrano in comunità vengono inserite in uno specifico ambito lavorativo. L’obiettivo è di favorire l’inserimento futuro nel mondo del lavoro.

Prima tappa: gli studenti sono stati condotti nella tipografia in cui gli addetti alla stampa svolgono i loro lavori per aziende pubblicitarie. Tappe seguenti: palasampa, scuderie, cantine, caseificio, polo scolastico.

Nelle nostre attività maschi e femmine sono separati  per evitare che nascano amori fra loro. E’ vietato per tutelare il loro fragile equilibrio psicologico.

Ai ragazzi e alle ragazze vengono assegnate, al loro ingresso in comunità, mansioni differenti.Le nostre ragazze svolgono principalmente servizi di economia domestica. I ragazzi, invece, lavorano nella produzione del vino e nel caseificio.

“Come vi procurate i vestiti che indossate, visto che non potete uscire da questo centro?” – chiede uno degli studenti al quale viene risposto che i familiari o altre persone incaricate si preoccupano di andare ad acquistarli nei negozi e che questi indumenti saranno poi lavati dalle ragazze addette alla lavanderia, il cui compito è anche quello di etichettare tutti gli indumenti con il numero associato alla persona, in modo da restituirli al loro proprietario senza commettere errori.

Qui è come un grande villaggio dove tutto è perfettamente organizzato: ci sono cantine, vigne, caseifici, campi da calcio e da basket, scuole per le persone che hanno interrotto i loro studi e che desiderano continuarli, case per bambini che vivono con genitori tossicodipendenti.

A mezzogiorno i ragazzi assieme ai genitori e ai professori hanno pranzato nella nostra enorme sala da pranzo. All’inizio bisogna  stare in silenzio e solo dopo aver ricevuto un segnale (tre battiti di mani) si può iniziare a mangiare un po’ di pane. I camerieri sono  sempre ragazzi della comunità, i quali prendono tre ordinazioni alla volta e poi tornano con il piatto. Tutto è sottoposto ad una precisa regola e al rigore.

Dopo pranzo i ragazzi della classe 3E si sono accomodati in una sala usata per le proiezioni dei film e la visione di alcune partite. In questo teatrino gli accompagnatori hanno raccontato la loro vita. Le persone che entrano a San Patrignano sanno che dovranno restarvi per circa 3 anni e mezzo. Dopo di che potranno uscire per la prima volta, sottoponendosi ad un inserimento graduale nella società. Inizialmente arrivano qui pieni di rabbia e molto chiusi in se stessi. Le persone che li circondano riescono ad aiutarli ad adattarsi al nuovo ambiente. Nascono perfino in questo centro delle amicizie vere tra persone che vogliono l’una il bene dell’altra. Finalmente riescono a divertirsi stando insieme anche solo per chiacchierare.

Una delle storie che gli studenti e i genitori hanno sentito è quella di Daniele.

Daniele ha quarantun anni, viene da Carrara e ci ha parlato di sé partendo dalla sua infanzia. Era un bambino molto vivace. Alle elementari la maestra per farlo stare buono gli ha tirato uno schiaffo. Questo episodio gli aveva fatto odiare la scuola. I genitori lo amavano molto, soprattutto la mamma che non lo lasciava mai. Da ragazzino aveva iniziato a giocare a calcio ed era molto bravo. A scuola invece non si trovava bene ed era un bambino particolarmente introverso. Il suo carattere chiuso lo portò a isolarsi molto dai suoi compagni e ad avere soltanto un piccolo gruppo di amici. Per questo, dopo aver fatto un provino per il Bologna Football club che lo avrebbe preso, aveva preferito restare con il suo gruppetto di amici e aveva lasciato il calcio che era l’unico campo in cui era davvero bravo, deludendo tantissimo suo padre. In questo periodo iniziò a bere per poi arrivare a fumare il suo primo spinello.

Per lunghi periodi non andava a scuola perché preferiva divertirsi con i suoi amici.

Anche dopo che i genitori l’avevano scoperto e l’avevano convinto a tornare a scuola, aveva continuato a bere e a fumare finchè era arrivato all’eroina. Purtroppo nel giro di qualche anno ha perso entrambi i suoi genitori rimanendo solo e per i debiti contratti ha perso la casa in cui viveva. Così è passato a vivere in strada. Una notte è stato investito da un autobus e si è trovato immobilizzato in un letto di ospedale. Forse la vita gli ha offerto un’altra possibilità! Infatti in ospedale ha trovato una vecchia amica che ha cercato di fargli compagnia e che ha contattato una persona legata a San Patrignano che gli ha proposto di entrare in comunità. Inizialmente era contrario, ma poi si è convinto e da allora sono passati già tre anni.

Lamberto, invece, ha coinvolto gli ospiti in una vera e propria discussione: ha chiesto agli alunni presenti se sono abituati a parlare con persone fidate rivelando loro perfino propri problemi. Ha consigliato loro di confidarsi sempre con qualcuno, sia che si tratti di un fratello, di un amico, di un genitore, sia che si tratti di un insegnante. Non bisogna cercare conforto in alcool o droghe anche se leggere, perché se oggi si è tristi a causa, ad esempio, di un brutto voto, e una canna ci può far sentire meglio, un domani ci può mancare un nostro caro e si può passare a due canne, se la fidanzata ci lascia ne fumiamo tre e alla fine le canne non ci bastano più e potremmo passare ad altro. Non c’è solo l’eroina, ma anche la cocaina, l’alcool e  il gioco d’azzardo.

Sono tante le dipendenze ed è difficile uscirne dopo che si ha intrapreso quella strada. Gli amici, i veri amici, non sono quelli che ci offrono la sigaretta o altro!  

Gli amici sono persone che si divertono con te nei momenti felici e che ti sono vicini nei momenti più duri. E’ importante parlare dei propri disagi con i propri amici e cercare una strada che ci faccia star bene. Ognuno ha delle insicurezze, soprattutto durante l’adolescenza, il periodo in cui si cambia più rapidamente.

Chi è alto si sente a disagio rispetto agli altri. Chi è basso non vede l’ora di crescere ed è svantaggiato dal punto di vista sportivo. Chi è timido, si trova in difficoltà a parlare in pubblico e vive le interrogazioni con ansia. Invece chi è più vivace si sente morire all’idea di restare sei ore fermo a scuola e dopo un po’ sogna ad occhi aperti di evadere dalla prigione di Alcatraz. Ognuno di noi ha i propri punti di forza e di debolezza, ha ribadito Lamberto. Dobbiamo imparare ad accettare noi stessi e i nostri difetti e a valorizzare i nostri pregi. E dobbiamo evitare anche di prendere in giro gli altri.

Questa esperienza è stata molto positiva, direi.

A San Patrignano i ragazzi dell’I.C. di Monte San Pietro hanno scoperto il valore dell’abbraccio, dell’amicizia e dei divertimenti semplici che non prevedono la tecnologia.

Dobbiamo trovare tutti quanti il modo di vivere meglio e di far vivere meglio chi ci circonda per essere un po’ più felici.

9 marzo 2019

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