Dal diario di Livingstone

Davidlivingstone 13 Dicembre 1886

Sono in viaggio ormai da vent’anni. Ho incontrato solo pochi indigeni che non ne volevano minimamente sapere di convertirsi al cattolicesimo; continuano con le loro strane religioni e le loro usanze, cacciano ancora con archi e cerbottane e alla mia vista scappano come se fossi un mostro. Ho capito che è una cosa reciproca: noi bianchi abbiamo paura di loro e li reputiamo selvaggi e rozzi; loro, che non ci hanno mai visto, pensano la stessa cosa. Ho capito che non è possibile convertirli, ma ho deciso: voglio comunque continuare la mia missione di esploratore.
Si sta facendo buio, devo trovare un riparo prima che faccia notte; i rumori che qui si sentono nell’oscurità sono spaventosi.

15 Dicembre 1886

Sono incappato in un altro villaggio di indigeni e ho convinto il capotribù ad accettare un patto, nel quale in cambio delle risorse naturali, gli donerò dieci fucili l’anno, che gli ho mostrato. Sto continuando a procedere verso sud, sento molto caldo alla testa e mi sta venendo una strana tosse; penso che uno di quei selvaggi mi abbia attaccato una malattia locale che non rientra nelle mie conoscenze mediche, non mi sembra comunque molto grave. Non sono riuscito comunque a civilizzare questi indigeni e sembra che neppure loro lo vogliano… forse è meglio lasciarli alle loro usanze, forse non è giusto cambiarli. Ci devo pensare.

18 Dicembre 1886

La tosse sta peggiorando e faccio fatica a scrivere queste poche righe per via della febbre. Oggi ho mandato probabilmente il mio ultimo dispaccio a Londra, non posso sperare nemmeno in una qualche erba nei dintorni, perchè questa malattia mi costringe all’immobilità, ogni singolo sforzo mi costa fatica e dolore disumani . Prego chiunque legga questo messaggio di portarlo nella mia patria così che possano sapere la mia fine e ricordarla. L’unica cosa che mi resta da fare è pregare che Dio mi salvi la vita.

25 Dicembre 1886

In questi giorni è successa una cosa pazzesca, che annulla tutte le mie precedenti idee sugli indigeni. Mi credevo perduto e oggi mi sono risvegliato in una tenda di giunchi e fango; sono entrato degli indigeni nella capanna e mi hanno raccontato a gesti che mi avevano trovato la settimana prima, mezzo morto, con in mano un diario; non sapendo leggere, portandomi al villaggio, lo hanno preso. Nei giorni successivi mi hanno curato con un semplice miscuglio di erbe, che mi stupisce che io non abbia saputo trovare. Salvandomi la vita mi hanno fatto capire che non sono selvaggi ma uomini, come noi, pensano come noi, e agiscono come noi. Li credevo stupidi ma hanno dato prova di conoscere la medicina e le arti curative. Sto prendendo in considerazione l’idea di rimanere qui.

3 Gennaio 1887

Negli ultimi tempi ho insegnato loro tutto ciò che sapevo sulla medicina e ho trovato piacere nel consultarmi con gli sciamani del villaggio. Sto iniziando a trovarmi bene e ho preso la decisione di rimanere qui; non poteri mai tornare tra le persone che considerano questi uomini selvaggi e stupidi, d’altronde nessun sentirà la mia mancanza e crederanno che io sia morto in viaggio.

Sebastiano Chini

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