Ma COME si fa una lezione CLIL?! (How to do a CLIL lesson)

Sabato 28 novembre abbiamo partecipato ad un corso di formazione CLIL -Content and Language Integrated Learning- tenuto da una dei “guru” dell’argomento, Diana Hicks.
La domanda a cui ha dato esauriente risposta é stata, appunto:
“How to do a CLIL lesson?”
La Hicks é stata subito chiara: la “I” in CLIL sta per integration, non immersion.
Se insegni solo in L2 impoverisci la lingua madre: deve esserci integrazione fra le due lingue, la capacità di parlare di un contenuto in entrambe le lingue. Gli alunni sviluppano le skills della L1 (madrelingua) nello stesso momento in cui apprendono la L2 (English).
Integration: due lingue; immersion: una lingua. Vigotsky lo ha sempre sostenuto:

il successo nell’apprendimento della lingua straniera é influenzata dal grado di competenza nella lingua madre.

E se gli alunni parlano mescolando due linguaggi? Se iniziano una frase in inglese e la finiscono in italiano? Se la pronuncia é sbagliata? Va benissimo lo stesso.
Non bisogna frenare l’intento comunicativo, non bisogna stoppare e correggere: gli alunni imparano imitando, bisogna solo dare loro tempo.
Teniamo bene a mente che la metodologia Clil é per tutti, non solo per i più brillanti.

I docenti di L2 tendono a volere prima la correttezza nella forma, poi l’uso.
Nella lezione CLIL deve essere il contrario: subito l’uso della L2, la comunicazione, per quanto essenziale e minimalista, per quanto poco corretta… la forma verrà col tempo.
Nella lezione CLIL si deve lavorare sulle BICS (basic interpersonal communication skills) abilità comunicative riferite al parlato, non sul CALP (cognitive academic language proficiency), abilità prevalente nello scritto.

Di quali strutture linguistiche abbiamo bisogno per poter parlare in L2 di contenuti disciplinari?
Alla primaria occorre conoscere il Present simple. Con questo possiamo parlare anche di scienze, anche se in questo ciclo l’attenzione é focalizzata sul linguaggio e non sui contenuti.
Alla secondaria abbiamo bisogno del Past simple, per poter affrontare contenuti ad esempio di storia, geografia.
Il Present continuous non é così fondamentale: bisogna avere il coraggio di affrontare prima le regole sulla formazione delle frasi al passato e svincolarsi dal programma!
Al terzo step abbiamo la formazione del Passive, con cui possiamo parlare ad esempio di esperimenti scientifici.

Diana Hicks ha poi fatto un interessante confronto tra la didattica tradizionale e quella moderna, cui fa riferimento la metodologia CLIL:

  1. nelle Traditional language lessons l’uso della lingua madre é scoraggiata; nelle Clil lessons l’uso di due o tre lingue in classe é incoraggiata;
  2. nelle Traditional language lessons vi é predominanza di non-cognitive exercises: listen and say, listen and point, listen and match…
    La metodologia Clil prevede invece solo uso di “thinking tasks” e domande aperte (es. ranking the animals that need more space in a zoo);
  3. la Traditional language lesson punta su Individual tasks; la Clil lesson sui Collaborative tasks (si istituiscono a rotazione i “Weekly talking partners” con cui confrontarsi per ottenere il prodotto finale);
  4. la Traditional language lesson si presenta con uno “shopping list approach”, ovvero apprendimento di liste di vocaboli; nel Clil abbiamo un approccio in chunks (frasi strutturate, es. I would like …, I use water for…);
  5. la Traditional language lesson si presenta con una lezione “Lineare”, un atto di istruzione in cui il docente fa la gran parte del lavoro e del “talking”. Nella lezione CLIL la struttura è a spirale (Spiral lesson structure): é un processo di apprendimento e non un atto di istruzione: sono gli alunni a fare la maggior parte del lavoro e del “talking”.

Diana ha mostrato un’utile tabella per noi docenti, con cinque colonne (time-teacher-student-task-outcome) per verificare come è strutturata la nostra ora di lezione:

timetable Scarica la tabella modificabile

Ci ha invitati a compilare giornalmente le nostre ore di lezione. I primi cinque minuti saranno sicuramente di questo tipo: l’insegnante parla, il compito degli alunni é ascoltare, la colonna dell’outcome (prodotto degli studenti) sarà vuota. Se alla fine della lezione l’ultima colonna resta vuota e il compito degli studenti resta sempre l’ascolto, vuol dire che stiamo parlando troppo e stiamo perdendo i nostri soldatini sul campo….forse dobbiamo porci delle domande.

Il successo del Clil dipende dalla collegialità del progetto. Va fatto con un team: costruire un cross curricular project. Un argomento (es. l’acqua) portato avanti con il sistema Clil in diverse materie.
Perchè utilizzare la metodologia CLIL? È motivante, inclusiva, legata al concreto.

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Ed ora cominciamo la nostra lezione Clil: how do we do it?
Presentazione dell’attività: innanzitutto chiedere il compito in italiano! Mai fare la domanda: what do you know about….?
Esecuzione pratica: invitare alla produzione e assegnare compiti aperti e non domande chiuse, le attività open creano il bisogno dell’uso della lingua.
Il “code switch” , come si è già detto, va bene: iniziare in inglese e finire in italiano non é un problema.
Ecco alcune idee su come iniziare:
Brainstorming con new words riguardante un argomento: “Guarda la figura, cosa succede?”
Ricordarsi di porre domande stimolanti come: “Cosa succederebbe se non avessimo disponibilità di cibo?” Potremmo scrivere sulla lavagna in inglese: we wouldn’t have any…….(toilet, hunger, reservation…).
Fare cartelloni raggruppando categorie di alimenti in L1 o L2.
Chiedere di piegare un foglio in 8 parti e indicare ad esempio per cosa uso l’acqua in casa (disegna o scrivi in inglese o in italiano). Poi sulla lavagna scriviamo: we use water for…
e completiamo con le risposte dei ragazzi.

Alla fine dovremmo chiedere agli alunni una riflessione sul loro modo di apprendere (quando apprendono meglio) e su cosa hanno imparato di nuovo, di interessante, di utile. Può essere anche all’inizio della lezione successiva (es.: racconta al compagno la cosa più interessante che hai imparato ieri).

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Mrs. Hicks ha terminato il corso chiedendoci di riferire una cosa nuova, una cosa utile e una cosa interessante appresa nel suo corso.

  • Ci siamo confrontati in piccolo gruppo ed ecco il nostro responso:
    l’idea che il ”code switching” (il mescolamento dei codici linguistici) vada bene ugualmente é sicuramente qualcosa di nuovo;
  • il fatto che gli insegnanti debbano parlare di meno é un consiglio molto utile, sposta l’attenzione da COSA insegniamo a COME lo facciamo, punto chiave di tutta la lezione;
  • che la scuola sia responsabile della diminuzione della capacità di pensare é un dato sorprendente e sul quale vale la pena riflettere.

Raffaella Amicucci, Rosa Maria Caffio, Chiara Heltai, Raffaella Jacoboni, Fulvia Spatafora

 

 

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Social network e privacy

Faccio una piccola premessa. I social network (Facebook, Twitter, Youtube, Google+, ecc) pongono un limite di età per l’utilizzo dei loro servizi. In teoria non vi si può accedere se non si ha più di tredici anni. In pratica molti giovani di età compresa tra i nove ed i tredici anni hanno un profilo ‘pubblico’.

“Secondo l’ultimo report Social network, age e privacy infatti un numero sempre maggiore di ragazzini ha un profilo su Facebook nonostante il sito fissi l’età minima di accesso a 13 anni. La realtà dei fatti presenta invece una realtà ben diversa: tra i ragazzini tra i 9 e i 12 anni circa il 38% è iscritta ad almeno un social network e un quinto di questi utilizza Facebook. Senza prestare troppa attenzione a privacy e sicurezza.”
OssComm, centro di ricerca su media e comunicazione dell’Università Cattolica di Milano

E’ auspicabile che i giovani siano seguiti dai genitori e dagli insegnanti quando accedono alla Rete e che imparino al più presto a difendere la propria privacy. E’ dimostrato che, se l’esperienza è monitorata da un adulto, l’utilizzo è decisamente piu responsabile e sicuro.

Nell’ottica della prevenzione per un uso corretto dei social network, pubblichiamo il filmato del Garante per la protezione dei dati personali e condividiamo in pieno lo slogan “Connetti la testa!”

Guarda il video: Social network: connetti la testa!

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Scuola e privacy: nuove regole per la scuola digitale

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato recentemente nuove regole per la tutela della privacy a scuola. L’obiettivo è quello di indicare le linee guida per un corretto utilizzo delle nuove tecnologie in ambito scolastico. La materia è complessa e interessa molteplici ambiti: si va dagli smartphone e i tablet ai social network; dalle pagelle elettroniche alle iscrizioni on line.

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Da oggi “mi piace” così!

Da qualche giorno, i visitatori più attenti ed assidui del Magazine “Il Resto del Calderino” si saranno resi conto di una piccola novità. Sono scomparsi i tasti “mi piace” e “condividi” su Facebook. Un piccolo cambio di rotta carico di significati.

Ci siamo sentiti in dovere di sposare la politica di Facebook, che, proprio in questi giorni, sta eliminando i profili appartenenti ai giovanissimi ovvero a coloro che non abbiano ancora compiuto i tredici anni. Si tratta di un gesto coraggioso, rivolto alla tutela dei minori. Gli studenti del nostro istituto sono, per la stragrande maggioranza, al di sotto del limite di età richiesto, perciò è doveroso non incoraggiare tra i più piccoli la diffusione dei social network, che, se utilizzati senza le adeguate conoscenze, potrebbero esporre a rischi inutili.

Adesso, in compenso, c’è una possibilità in più: oltre al tasto “mi piace” (ed eventualmente “non mi piace”… se proprio non potete farne a meno 😯 ), si può votare per l’articolo, assegnando delle stelline strepitose!

Ehm… che ne direste di provare le nuove features… votando per questo post? 😉

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Crea il tuo avatar sul blog

Per creare il tuo avatar, da utilizzare come immagine del profilo personale sul blog, segui questi semplici passaggi:

  1. vai sul sito faceyourmanga.com e crea il tuo avatar (gratuitamente, mi raccomando!);
  2. vai sul sito it.gravatar.com e registrati, facendo attenzione ad utilizzare lo stesso indirizzo e-mail con cui ti sei registrato/a sul blog;
  3. personalizza il tuo profilo su it.gravatar.com e carica il file .jpg dell’avatar creato al punto 1. Tutti i blog che utilizzano wordpress, incluso il nostro, riconosceranno il tuo avatar.

Buon divertimento! 🙂


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