Vita privata, avventure, amori di Michele Crismani dodicenne. Quinta puntata

Le avventure di Michele non finiscono mai! Cosa ci racconterà nella quinta puntata del suo videodiario? Studierà ancora con Laura, detta “C.O.T.”? Ha subito altre angherie da parte del bullo della scuola? Oppure finalmente potrà acquistare la prima, mitica uscita originale del fumetto Dylan Dog? Per saperlo non vi resta che guardare il filmato.

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Monte San Pietro calling Aix en Provence

Un paio di mesi fa mi sono recata in Francia per trascorrere un soggiorno di studio presso una famiglia francese della città di Aix En Provence. Questo viaggio è stato progettato dalla scuola media francese S. Mignet, e noi, con grande interesse, abbiamo aderito allo scambio. Siamo partiti il 4/4/2013. Abbiamo dovuto affrontare dieci ore di viaggio per raggiungere la meta. Sono scesa dal pullman ed ho visto finalmente la mia corrispondente Morgane, che ha la mia età. Mi ha portata a casa sua e per socializzare, dato che era il primo giorno e non capivo ancora niente di quello che mi dicevano, abbiamo giocato a Monopoli. Lei ne è una abile giocatrice. Dopo cena e una doccia ristoratrice, mi sono ritirata nella camera di Morgane, che, per ospitarmi, ha dormito in salotto per l’intera settimana.

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Foto di Nicolas Brignol

Venerdì 5 aprile, secondo giorno. Il secondo giono mi sono alzata da letto, malgrado la grande stanchezza del viaggio del giorno prima, per affrontare una nuova intensa giornata. Abbiamo fatto una piccola colazione a casa e un’altra a scuola, che ci è stata offerta in segno di benvenuto. I miei compagni ed io siamo stati muniti di un fascicolo contenente il programma della settimana. Poi sono andata a seguire il corso di arte della prima media. Dopo il corso ho fatto un tour di Aix insieme ai miei compagni. La guida era ovviamente francese. Ho notato che Aix è una città storica, con parecchi interventi dell’arte italiana. Dopo il giro siamo tornati a scuola per pranzare. In seguito sono andata con Morgane a seguire una lezione di storia-geografia in inglese. Sinceramente mi sono resa conto che non sarei abbastanza brava in inglese da seguire quel corso. Nel pomeriggio ho visitato una galleria d’arte che consisteva principalmente in una serie di giochi di luce, in compagnia di alcuni miei compagni e dei rispettivi corrispondenti francesi.
 Alla fine delle varie gite, Morgane mi ha portata a fare acquisti, ma ero troppo stanca, quindi siamo tornate a casa, abbiamo cenato e poi a letto. 


Sabato 6 aprile, terzo giorno. Di mattina ho fatto colazione e subito dopo sono partita con Morgane per andare alla sua casa di vacanze. Il viaggio di andata e durato un’ora e tre quarti, siamo arrivate in un piccolo villaggio di mare, simile a quelli italiani per molti aspetti tranne per il fatto che lì c’è più vento. Abbiamo fatto una passeggiata e poi siamo andate per negozi. Non abbiamo potuto girare molto a causa della pioggia. Per tornare a casa abbiamo impiegato molto tempo a causa del traffico intenso. Una volta arrivate, abbiamo visto “Storia Incantata”, un film che parla di un bambino che vuol diventare un direttore di un hotel. Il film era in francese. Verso le otto circa siamo andate alla cena organizzata dai professori di entrambe le scuole. C’erano i miei compagni e quelli di Morgane. Il cibo era buono: carne e patate al forno, l’unico difetto era il servizio lento. Per dessert una sorta di tiramisù. Stanchissime, siamo tornate a casa e subito a dormire.

Domenica 7 aprile, quarto giorno. La mattina ci siamo svegliate più tardi del solito, verso le dieci e mezza. Dopo colazione abbiamo passato l’intera mattinata guardando film in francese e discutendo delle differenze tra le nostre scuole. Ad esempio il numero di anni: in Francia sono quattro ed in Italia tre, la loro palestra è molto più grande e possiede anche una parete di Free Climbing. Hanno più ricreazioni, e più durature e un cambio di classe ogni ora. Passata l’ora di pranzo siamo andate fuori a girare per la città. Siamo tornate a casa in autobus perché la madre di Morgane non era disponibile. Siamo tornate per l’ora di cena ma non abbiamo mangiato: eravamo molto stanche!

Lunedì 8 aprile, quinto giorno. Quel giorno, mio malgrado, ci siamo alzate presto, e ci siamo recate a scuola, da dove siamo partiti insieme ai corrispondenti per raggiungere Avignone. Pioveva e tirava vento, ma il Palazzo dei Papi era un luogo coperto e asciutto. Una volta sede papale, poi è divenuto museo di carattere internazionale. All’ora di pranzo abbiamo fatto un pique-nique, dopo abbiamo visitato il famoso ponte d’Avignone. Stremati siamo tornati tutti a casa ed abbiamo concluso la giornata tranquillamente.

Scatto di Jean-Marc ROSIER
Palais des Papes. Foto di Jean-Marc Rosier

Martedì 9 aprile, sesto giorno. Il giorno più divertente. Noi italiani, forzatamente mattinieri per l’occasione, abbiamo visitato Marsiglia. Arrivati, abbiamo fatto un tour della città su un trenino turistico. Sono rimasta affascinata dal mare cristallino e dal paesaggio, che sembrava quasi un dipinto, con montagne e spiagge. Siamo scesi poi dal treno per entrare a Notre Dame de la Garde, un’antica chiesa di stile gotico, medievale, incredibilmente alta e sinuosa, con guglie e maestosi archi rampanti.

Foto di Benh Lieu Song
Notre Dame de la Garde. Foto di Benh Lieu Song

Pranzo al sacco per tutti in allegria. Nel parco, i professori, a nostra insaputa, hanno organizzato una piccola gita in risciò: divertenti quanto pericolosi! Finalmente la mia parte preferita: il mare. Non vedevo l’ora di immergere i piedi in quell’acqua trasparente. Siamo dovuti tornare e, come al solito troppo presto, la giornata è terminata. Navettes dolce tipico di Marsiglia

Mercoledì 10 aprile, settimo giorno. La città di Arles. Questa volta, siamo rimasti nella cittadina solo per la mattinata, ed abbiamo avuto appena il tempo di visitare l’anfiteatro ed il teatro antico. Nel teatro abbiamo recitato alcuni versi del sonetto “S’i fosse foco” di Cecco Angiolieri. Siamo poi tornati ad Aix, dove ho comprato una maglietta ed un paio di orecchini come mio souvenir personale. Mi aspettava a casa di Morgane la valigia da preparare, così rimboccandomi le mani ho cominciato a riordinare, chiacchierando con la mia amica francese. L’ultima sera è passata così, ricordando ancora una volta la bellissima gita, “coronata” dalla scomparsa del mio cellulare rimasto per sempre per Arles. 

Giovedìle,11 aprile, ultimo giorno. Ciao Aix! La partenza è stata dolorosa, ma finalmente, dopo molte ore di viaggio, casa mia era ad aspettarmi, pronta ad accogliermi. L’italiano mi si confondeva con il francese, mia sorella mi prendeva in giro, ma è stato un viaggio stupendo. Queste opportunità accadono raramente e sono contentissima di averne colta una! 

Lisa Vertuani

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Dal diario di Livingstone

Davidlivingstone 13 Dicembre 1886

Sono in viaggio ormai da vent’anni. Ho incontrato solo pochi indigeni che non ne volevano minimamente sapere di convertirsi al cattolicesimo; continuano con le loro strane religioni e le loro usanze, cacciano ancora con archi e cerbottane e alla mia vista scappano come se fossi un mostro. Ho capito che è una cosa reciproca: noi bianchi abbiamo paura di loro e li reputiamo selvaggi e rozzi; loro, che non ci hanno mai visto, pensano la stessa cosa. Ho capito che non è possibile convertirli, ma ho deciso: voglio comunque continuare la mia missione di esploratore.
Si sta facendo buio, devo trovare un riparo prima che faccia notte; i rumori che qui si sentono nell’oscurità sono spaventosi.

15 Dicembre 1886

Sono incappato in un altro villaggio di indigeni e ho convinto il capotribù ad accettare un patto, nel quale in cambio delle risorse naturali, gli donerò dieci fucili l’anno, che gli ho mostrato. Sto continuando a procedere verso sud, sento molto caldo alla testa e mi sta venendo una strana tosse; penso che uno di quei selvaggi mi abbia attaccato una malattia locale che non rientra nelle mie conoscenze mediche, non mi sembra comunque molto grave. Non sono riuscito comunque a civilizzare questi indigeni e sembra che neppure loro lo vogliano… forse è meglio lasciarli alle loro usanze, forse non è giusto cambiarli. Ci devo pensare.

18 Dicembre 1886

La tosse sta peggiorando e faccio fatica a scrivere queste poche righe per via della febbre. Oggi ho mandato probabilmente il mio ultimo dispaccio a Londra, non posso sperare nemmeno in una qualche erba nei dintorni, perchè questa malattia mi costringe all’immobilità, ogni singolo sforzo mi costa fatica e dolore disumani . Prego chiunque legga questo messaggio di portarlo nella mia patria così che possano sapere la mia fine e ricordarla. L’unica cosa che mi resta da fare è pregare che Dio mi salvi la vita.

25 Dicembre 1886

In questi giorni è successa una cosa pazzesca, che annulla tutte le mie precedenti idee sugli indigeni. Mi credevo perduto e oggi mi sono risvegliato in una tenda di giunchi e fango; sono entrato degli indigeni nella capanna e mi hanno raccontato a gesti che mi avevano trovato la settimana prima, mezzo morto, con in mano un diario; non sapendo leggere, portandomi al villaggio, lo hanno preso. Nei giorni successivi mi hanno curato con un semplice miscuglio di erbe, che mi stupisce che io non abbia saputo trovare. Salvandomi la vita mi hanno fatto capire che non sono selvaggi ma uomini, come noi, pensano come noi, e agiscono come noi. Li credevo stupidi ma hanno dato prova di conoscere la medicina e le arti curative. Sto prendendo in considerazione l’idea di rimanere qui.

3 Gennaio 1887

Negli ultimi tempi ho insegnato loro tutto ciò che sapevo sulla medicina e ho trovato piacere nel consultarmi con gli sciamani del villaggio. Sto iniziando a trovarmi bene e ho preso la decisione di rimanere qui; non poteri mai tornare tra le persone che considerano questi uomini selvaggi e stupidi, d’altronde nessun sentirà la mia mancanza e crederanno che io sia morto in viaggio.

Sebastiano Chini

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