Lo sciatore assassino

Siamo nel mese di gennaio 2012, in Valle d’Aosta, sugli impianti sciistici di Cervinia. Tutto è tranquillo, le persone sciano e c’è un bel sole, quando, nella pista di Plateau Rosà, viene ritrovato uno sciatore morto nei pressi di un boschetto ai lati del tracciato. Poco tempo dopo arrivano due moto-slitte dei carabinieri e una del soccorso alpino che, fatti i rilievi, caricano il cadavere e lo portano alla scientifica di Aosta, dove viene identificato il corpo.    – La vittima si chiamava John Bradley – dice Rich, il poliziotto incaricato di analizzare il corpo – un americano in visita in Europa.- – Davvero? A che ora è stato ritrovato il cadavere? – chiede Sarah, la sua collega. – E’ stato ritrovato verso le dieci e mezza e, secondo i miei calcoli, dovrebbe essere morto  circa due o tre ore prima.- –  E’ stata trovata anche l’arma del delitto, un coltello a serramanico con una lama di quindici centimetri.- – E so anche che la vittima è stata uccisa da un addetto agli impianti, perchè sul cadavere ho trovato delle fibre appartenenti ad un giubbotto utilizzato solamente da quel genere di operatori.-

Qualche giorno dopo, grazie alle indagini scientifiche, si è scoperta un’impronta digitale sul collo della vittima. – Ora, se confronto l’impronta con il data-base della centrale, risulta appartenere ad Elliott Bernabei, proprio uno degli addetti agli impianti. La polizia sta indagando per trovarlo.- Due settimane più tardi, Elliott B. viene trovato in una casa popolare a Milano. Dopo essere stato sottoposto a vari interrogatori, si scopre il movente:  secondo le sue confessioni, la vittima lo avrebbe sorpreso mentre scambiava droga con un corriere svizzero, e così, per paura che rivelasse tutto alla polizia, lo ha ucciso accoltellandolo.

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